A Associazione Famiglie Trentine all'Estero ha celebrato il approvazione unanime, nel Consiglio provinciale di TrentoLa proposta chiede al Parlamento italiano di riaprire la scadenza per il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti degli emigranti trentini partiti prima del 1920. L'organizzazione sta ora portando la battaglia a Roma.
Il presidente dell'associazione, Franco Panizza[Lui] ha già contattato i parlamentari eletti nella regione per chiedere il loro impegno su due fronti: la presentazione di un disegno di legge specifico e la pressione sul governo affinché intervenga direttamente per prorogare la scadenza precedente.
In una dichiarazione, l'organizzazione ha espresso gratitudine e soddisfazione per l'iniziativa e ha ringraziato i consiglieri e i consulenti provinciali, in particolare il primo firmatario della proposta, Malfer, e il consulente competente, Gottardi, per la sensibilità e la determinazione dimostrate.
Il documento approvato a Trento mira a sensibilizzare il Parlamento per porre rimedio a quella che l'associazione definisce un'ingiustizia. Una legge nazionale del 2000 ha aperto una finestra di dieci anni per consentire a questi discendenti, figli di emigranti che lasciarono la regione pur essendo ancora cittadini austro-ungarici, di riacquistare la cittadinanza.
Il termine è scaduto nel 2010, lasciando escluse migliaia di persone che non hanno potuto usufruire del beneficio a causa della mancanza di informazioni, di ostacoli burocratici o della distanza dai consolati.
Più di un passaporto
Secondo Panizza, "ciò che è in gioco è il riconoscimento di un senso di appartenenza che la lentezza dello Stato non è riuscita a cancellare".
L'organizzazione riconosce che, con il passare del tempo, i requisiti necessari diventano sempre più difficili da soddisfare. Ciononostante, auspica che i legislatori comprendano che la questione va ben oltre il semplice ottenimento di un passaporto dell'Unione Europea.
Perché gli abitanti del Trentino hanno bisogno di una legge specifica?
Il Trentino è entrato a far parte dell'Italia solo dopo il 1920. Coloro che emigrarono prima di tale data lasciarono la regione come cittadini austro-ungarici, non italiani. Pertanto, i discendenti di queste famiglie non possono avvalersi della normale procedura di riconoscimento per discendenza e devono fare affidamento su una legge speciale, come quella in vigore tra il 2000 e il 2010.
(Con informazioni dell'Agenzia Giornalistica Opinione)





































