La Commissione Continentale per l'America Latina del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero (CGIE) ha chiesto una revisione urgente del sistema di nomina consolare. Prenot@miIl sistema digitale è stato descritto come uno dei principali ostacoli all'accesso equo dei cittadini italiani ai servizi dei consolati della regione.
Secondo la nota approvata e diffusa martedì (09), è necessario “renderla più intuitiva, trasparente e sicura, con l’introduzione di meccanismi di doppia autenticazione che contrastino l’intermediazione illecita e garantiscano effettivamente un accesso paritario ai servizi”.
La Commissione, riunitasi a Curitiba tra il 27 e il 29 novembre 2025, ha inoltre denunciato che "la prassi sempre più diffusa di richiedere agli utenti documenti già in possesso dell'Amministrazione" contraddice le disposizioni del Decreto Presidenziale 445/2000. Pertanto, ha richiesto un'azione chiara per uniformare i criteri tra i consolati di uno stesso Paese, valorizzando le buone pratiche esistenti e riducendo gli oneri burocratici a carico dei cittadini.
Carenza e sovraccarico di personale
Pur riconoscendo i progressi, soprattutto nel rilascio dei passaporti, la Commissione ha affermato che "le nuove assunzioni non si sono tradotte in un reale rafforzamento dei team". La crescente domanda presso i consolati, spinta dall'aumento iscritto all'AIRENon era accompagnato da una struttura adeguata delle risorse umane.
La Commissione ha individuato un "disabilità sistemica" per coprire i posti vacanti disponibili e ha proposto la creazione di un piano di incentivi, in grado di rendere "le posizioni di servizio in America Latina realmente attraenti per il personale di carriera" e di consentire una "stabile allocazione delle risorse".

Cittadinanza: esclusione e disuguaglianza
Al centro delle discussioni anche la riforma della cittadinanza italiana, con un forte impatto sulla comunità latinoamericana. La Commissione ha avvertito che "le nuove norme hanno inasprito le condizioni di accesso al riconoscimento e alla trasmissione della cittadinanza, colpendo principalmente i discendenti di italiani che, pur mantenendo la propria identità, sono ora esclusi dal mondo della cultura italiana".
Tra gli esempi citati ci sono i discendenti degli italiani che provenivano dagli ex territori dell'Impero austro-ungarico, il popolo trentino, i cui genitori sono cittadini italiani per diritto ma non possono trasmettere la cittadinanza, e i figli minori di cittadini italiani nati all'estero, il cui diritto al riconoscimento è limitato nei termini di legge.
Secondo la Commissione, tali punti «contraddicono il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3 della Costituzione e mettono in discussione il diritto di trasmettere ai figli la propria identità, fondata, di fatto, sul luogo di nascita o su eventi storici non imputabili a singoli individui».
Nel documento si sottolinea inoltre che, visti i segnali del Presidente della Repubblica e l'apertura del Ministro Tajani a possibili correzioni della legge, ci si aspetta che "i parlamentari eletti all'estero lavorino per una soluzione normativa unitaria che tenga conto dei principi e delle proposte approvate dall'Assemblea plenaria del CGIE".
Promuovere la lingua italiana: ostacoli e proposte.
Un altro tema di rilievo è stata la promozione della lingua e della cultura italiana. La Commissione ha espresso preoccupazione per gli effetti della circolare ministeriale n. 4, che ha ostacolato il funzionamento degli enti gestori. Secondo il testo, "molti enti operativi da anni hanno smesso di presentare progetti o stanno evitando la registrazione consolare a causa della complessità delle procedure; altri stanno valutando di abbandonare il sistema proprio in un momento in cui la domanda di italiano è in crescita, soprattutto tra i discendenti".
È stato evidenziato che la maggior parte dei discendenti di italiani in America Latina non ha avuto contatti con la lingua italiana a scuola e oggi dipende da iniziative specifiche organizzate dalle comunità locali. In questo contesto, l'istruzione degli adulti di origine italiana è stata identificata come una priorità strategica per la nuova fase delle politiche linguistiche.






































