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Cittadinanza

Un altro tribunale italiano tutela coloro che sono rimasti bloccati in coda al consolato.

La decisione di Firenze fa eco a quanto già stabilito dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria in merito alla paralisi dei servizi sanitari.

Dettaglio della facciata del Tribunale di Firenze, in Italia, dove il giudice ha riconosciuto la cittadinanza dei ricorrenti il ​​22 giugno 2026.
Dettaglio della facciata del Tribunale di Firenze, in Italia, dove il giudice ha riconosciuto la cittadinanza dei ricorrenti il ​​22 giugno 2026.

O Tribunale di Firenze cittadinanza italiana riconosciuta iure sanguinis Ciò si applica ai richiedenti che hanno tentato di fissare un appuntamento consolare prima della scadenza stabilita dal Decreto Tajani, ma hanno riscontrato un sovraccarico dei servizi consolari. La decisione è stata emessa lunedì 22 giugno 2026.

La sentenza si aggiunge ad altre che hanno già protetto i discendenti nella stessa situazione. A maggio, il La Corte d'Appello di Reggio Calabria ha riconosciuto la paralisi dei consolati in Sud America come un fatto noto.Ora, anche un tribunale di primo grado adotta la stessa interpretazione.

Il ricorso è stato presentato in tribunale il 28 marzo 2025, già ai sensi della nuova legislazione. (Decreto-legge 36/2025, convertito in legge 74/2025)La norma, in vigore dal 29 marzo, limita il riconoscimento automatico della cittadinanza per coloro che sono nati all'estero e possiedono anche un'altra nazionalità.

La legge, tuttavia, tutela coloro che hanno presentato la domanda ai consolati o al comune competente entro le 23:59 del 27 marzo 2025. Secondo il giudice, ciò che conta è aver agito nei tempi previsti: "la condotta che la norma intende premiare è l'iniziativa del richiedente, non il risultato di un iter burocratico".

L'inefficienza del consolato non può definire il diritto.

Il giudice ha compreso che i ripetuti tentativi di fissare un appuntamento, vanificati dalla mancanza di disponibilità, equivalgono a una richiesta formale. Ha elencato le situazioni che non possono pregiudicare il ricorrente: "sistema di prenotazione esaurito, mancata risposta alle comunicazioni, sospensione dei servizi".

La sentenza ha inoltre citato la difesa dello Stato nel processo dinanzi alla Corte Costituzionale, che riconosceva l'arretrato delle richieste, "specialmente in Sud America", come causa delle lunghe liste d'attesa. Secondo la Corte, subordinare un diritto fondamentale all'inefficienza amministrativa contraddice la logica del diritto.

Il Ministero dell'Interno non si è difeso nel procedimento e il tribunale lo ha dichiarato contumace. In definitiva, ha dichiarato i ricorrenti cittadini italiani, ne ha ordinato l'iscrizione all'anagrafe e ha condannato il ministero al pagamento di 1.452 euro di spese legali.

L'avvocato che ha presentato la denuncia... Isabel De Lima Ritiene che l'esito rafforzi coloro che sono stati esclusi a causa delle lacune del sistema. "Questa sentenza rappresenta un importante precedente nello scenario post-Decreto Tajani e post-Sentenza della Corte Costituzionale n. 63/2026, rafforzando la tutela dei discendenti che sono stati impediti di esercitare i propri diritti a causa del sovraccarico e dell'inefficienza dei consolati italiani", afferma.

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