Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (TAR) ha annullato il decreto del Ministero dell'Interno italiano che aveva negato la cittadinanza a un lavoratore indiano di 48 anni per la sua partecipazione a un sciopero a VeronaLa decisione, annunciata nei giorni scorsi, impone al ministero di concedere la cittadinanza al lavoratore.
L'uomo è stato indagato nel dicembre 2024 per violenza privatadopo aver bloccato l'accesso dei veicoli durante un picchetto. La Procura ha archiviato il caso, ma la domanda di cittadinanza è stata infine respinta dal dipartimento.
L'operaio vive in Italia da oltre dieci anni con la sua famiglia. Aveva aderito a uno sciopero organizzato dalla cooperativa Sinco, che forniva servizi al Agricola Tre Valli nel centro logistico di Oppeano, in provincia di Verona.
Il 7 dicembre 2024, è stato inserito nel registro degli indagati per violenza privata perché, durante la protesta, aveva impedito ad alcuni camion di accedere all'esercizio commerciale. La Procura ha successivamente chiesto l'archiviazione del caso, richiesta che è stata accolta il 20 novembre 2025 dal giudice Maria Cecilia Vitolla, la quale ha evidenziato "l'assenza di condotta criminale".
Dopo il rifiuto ministeriale, il lavoratore ha presentato ricorso al Tar do Lácio (un tribunale del lavoro portoghese). Secondo i giudici amministrativi, la condotta addotta come impedimento non era stata valutata correttamente. In assenza di elementi di reato accertati, il comportamento può essere considerato "espressione di un'azione a tutela dei diritti sindacali".
Secondo la corte, il picchetto costituisce "l'esercizio del diritto costituzionale di sciopero". I giudici hanno aggiunto che il ministero avrebbe dovuto tenere conto della condotta del ricorrente durante tutto il periodo trascorso nel paese, momento in cui era "pienamente integrato nel tessuto economico e sociale".
L'operaio è arrivato a Verona È arrivato nel 2012 in cerca di lavoro. Due anni dopo, ha ottenuto il ricongiungimento familiare per sua moglie e suo figlio, che si sono trasferiti in città nel 2014. Nel corso del decennio, ha ottenuto un permesso di soggiorno a lungo termine e ha acquistato una casa.
La cittadinanza italiana per residenza può essere richiesta dopo più di dieci anni di permanenza nel Paese. "Non è facile ottenere una sentenza di questo tipo dal Tribunale del Lazio, e siamo molto soddisfatti", ha dichiarato l'avvocato Claudia Pedrini. Secondo quanto da lei affermato, il ricorrente aveva ricevuto un provvedimento ministeriale che ritiene ingiusto, e ci vorranno ancora mesi per ottenere la cittadinanza. (Con informazioni tratte dal Corriere del Veneto)






































