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Cittadinanza

Non potrebbe andare peggio di così? L'emendamento chiede un test linguistico per mantenere la cittadinanza

Un nuovo emendamento impone l'esame di italiano B1 per mantenere la cittadinanza. La norma si applica anche a chi è già cittadino, pena la perdita dei diritti.

Il decreto della vergogna diventa decreto dell'assurdo: continua l'attacco alla cittadinanza italiana
Il decreto della vergogna diventa decreto dell'assurdo: continua l'attacco alla cittadinanza italiana

La Commissione Giustizia del Senato italiano ha approvato martedì 13 un nuovo attacco agli italiani nati e residenti all'estero.

Con una modifica a quanto già criticato – e incostituzionale – Decreto legge 36, il governo ha deciso di peggiorare ulteriormente la situazione: se approvato al Senato e alla Camera, la nuova norma consentirà anche ai cittadini riconosciuti italiani di perdere la cittadinanza se non riescono a dimostrare, entro tre anni, di possedere una conoscenza della lingua italiana di livello B1.

La misura riguarda gli adulti i cui genitori e nonni sono nati anche loro all'estero e che possiedono la doppia cittadinanza. Se non presentano il certificato di idoneità entro il termine stabilito, la conseguenza è chiara: perdita automatica della cittadinanza.

Una burocrazia punitiva, non educativa

L'emendamento – firmata dai senatori di Fratelli d'Italia (FdI), Lega e Maie – trasforma un diritto storico in un favore condizionato. Come ha affermato il senatore Francesco Giacobbe (PD), si tratta di “un attacco diretto agli italiani all’estero, alla loro storia e alla loro dignità”.

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Cittadinanza italiana
È ancora possibile presentare la denuncia?

La Corte Suprema ha ribadito: la cittadinanza nasce con la persona.

  • Si è aperto un nuovo fronte legale
  • È ancora possibile presentare le istanze.
  • Valutazione individuale prima di qualsiasi decisione.
Vorrei sapere se posso partecipare.

Il vecchio slogan politico brasiliano “peggio di così non può andare” è stato superato. Sì, lo ha fatto, e molto.

L'obbligo, se approvato, vale anche per i minorenni: tra i 18 e i 25 anni, i giovani dovranno presentare il certificato, altrimenti saranno considerati rinunciatari. Saranno esentate solo le persone di età superiore ai 70 anni o le persone con invalidità permanente comprovata da referto medico.

Resta da vedere se il Corte Suprema Italiana accetterà questa assurdità se questo Decreto diventa Legge.

Controlla l'emendamento

Mantenimento della cittadinanza
(per i cittadini nati e residenti all'estero)

Per quanto riguarda il certificato di cui al comma 1 e la certificazione di cui al comma 2, le dichiarazioni false equivalgono alla rinuncia di cui al comma 2.

I cittadini italiani maggiorenni, nati e residenti all'estero, i cui ascendenti di primo e secondo grado siano nati anch'essi all'estero e siano in possesso di cittadinanza italiana e di altra cittadinanza, devono, entro tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge, presentare al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, di seguito "MAECI", o ai consolati competenti, un certificato comprovante la conoscenza della lingua italiana, almeno al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER), rilasciato da istituzioni riconosciute dai consolati. I consolati trasmettono al MAECI i nominativi delle istituzioni riconosciute per la loro iscrizione in un apposito Registro.

Per i cittadini nati e residenti all'estero e di età inferiore ai diciotto anni, l'obbligo di cui al comma 1 si applica tra la maggiore età (18 anni) e il compimento dei venticinque anni. La mancata presentazione del certificato entro il compimento dei venticinque anni costituisce rinuncia alla cittadinanza italiana. Sono esentati da tale obbligo i cittadini italiani di età superiore ai 70 anni e i cittadini italiani la cui invalidità permanente o problemi di salute siano attestati da un certificato medico che ne attesti l'impossibilità di ottenerli.

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