La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha espresso preoccupazione per la decreto legge del Governo Italiano che inasprisce le regole per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza (iure sanguinis). Il testo, approvato di recente, limita il riconoscimento a coloro che possono dimostrare che almeno uno dei nonni è nato in Italia.
Le critiche sono state formalizzate da Pierpaolo Roberti, consigliere regionale con delega per le Co-regionali all'estero. Roberti, membro della Lega, partito di destra guidato da Matteo Salvini, sostiene che la misura potrebbe danneggiare i discendenti che hanno forti legami con l'Italia.
“Convertendo il decreto senza alcuna modifica si rischia di penalizzare i discendenti dei nostri emigranti”, ha detto il consigliere alla RAI nella mattinata di mercoledì (02).
Roberti ha fornito due esempi che ritiene emblematici. Uno di loro è un cittadino argentino, nipote di un esule istriano, nato in Italia ma che vi ha vissuto meno di due anni. Un'altra potrebbe essere quella di un discendente di friulani emigrati a metà del XX secolo che nel 1976 contribuì con donazioni alla ricostruzione del Friuli dopo il terremoto.
Per Roberti, queste situazioni richiederebbero decisioni “paradossali e discutibili”. Egli sostiene che il Parlamento dovrebbe approfittare dell'attuale processo di conversione del decreto in legge per rivederne il contenuto.
In precedenza, il Italianismo è stato informato — da una fonte indiscutibile — che anche il governatore della regione, Massimiliano Fedriga, non è d'accordo con i termini del decreto. Come Roberti, Fedriga è un membro della Lega — dall'attuale Vice Primo Ministro Matteo Salvini — e sostiene il rispetto dei legami storici ed emotivi con l'Italia.
























































