Gli scienziati hanno annunciato il primo test 100% italiano, in grado di diagnosticare il nuovo coronavirus in 1 ora – consentendo una riduzione dei tempi di risposta, che attualmente sono dalle 6 alle 7 ore.
Sviluppato in sei settimane, testato e prodotto in Italia, il test è stato prodotto presso la rinomata fondazione Policlinico San Matteo, struttura di riferimento del centro didattico della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Pavia (fondata nell'anno 1.361).
Nella ricerca per il test, firmato DiaSorin, sono stati coinvolti circa 50 ricercatori. vera azienda italiana, leader mondiale nel mercato della diagnostica e del laboratorio.
La certificazione del test molecolare rapido è prevista entro due settimane, prima ancora dei test sierologici rapidi annunciati dalla Cina, ma che non hanno ottenuto la certificazione di validità e sicurezza.
La Corte Suprema ha ribadito: la cittadinanza nasce con la persona.
- Si è aperto un nuovo fronte legale
- È ancora possibile presentare le istanze.
- Valutazione individuale prima di qualsiasi decisione.
In Italia si possono produrre circa 500 campioni al giorno, al costo di meno di 5 euro ciascuno (circa R$28).
Secondo le informazioni pubblicate dal quotidiano Corriere della Sera, questo martedì (07), il test automatizzato sarà presto sottoposto alla FDA, l'agenzia statunitense di regolamentazione dei farmaci, attraverso una procedura semplificata, tipica delle situazioni di emergenza.
Come funziona
Come in un comune esame del sangue, nel dispositivo viene inserita una goccia di sangue capace di metterlo in contatto con la proteina sintetica costruita in laboratorio, utilizzando una particella del virus Sars-Cov-2. Il kit automatizzato controlla la connessione tra la proteina e l’anticorpo neutralizzante – quello che impedisce alla particella virale di replicarsi nella cellula umana – e lo evidenzia tramite un segnale luminoso.
Il prototipo è stato testato nel laboratorio di virologia del San Matteo, a Pavia, utilizzando campioni di sangue (anonimi) di 150 pazienti ricoverati in vari stadi di malattia: terapia intensiva, malattie infettive, dimessi e guariti.
L'esperimento in vitro ha permesso di identificare la quantità di anticorpi prodotti dall'organismo e, soprattutto, quelli che lo proteggeranno in futuro, cioè i neutralizzatori.
Quanti di questi 22mila italiani considerati fino ad oggi guariti, perché hanno avuto un secondo test negativo, hanno sviluppato l’immunità? In base ai risultati degli esperimenti condotti nel laboratorio di virologia di Pavia, diretto da Fausto Baldanti, è possibile conoscere solo il test sierologico, che è valutato come estremamente affidabile e può essere utilizzato per lo studio epidemiologico di un'intera popolazione, poiché può essere effettuato in tutti i punti di campionamento.
Ma quanto dura questa immunità? Lo si capirà ripetendo i test dopo mesi o anni, dice il professore universitario e virologo.
Rivelare gli asintomatici
La seconda fase dello screening riguarda i milioni di cittadini che hanno contratto il Covid-19 ma non sono mai stati sottoposti al test perché asintomatici o presentavano sintomi lievi.
In questi individui il test rileva la quantità totale di anticorpi (che vengono prodotti in quantità diverse tra 7 e 14 giorni dopo aver contratto la malattia).
Se sono presenti anticorpi “killer”, ciò consente a queste persone di essere considerate immuni, ma non esclude (allo stato delle conoscenze attuali) la loro potenziale infettività, che può essere verificata solo con due test nasali.
Una strategia, tuttavia, non è applicabile ai grandi numeri a causa della carenza mondiale di reagenti.
La soluzione realisticamente percorribile sarebbe quella di evitare il secondo test finale in soggetti risultati negativi al primo, insieme ad un’elevata presenza di anticorpi neutralizzanti.
Si tratta di persone che stanno bene, ma a cui sarebbe consigliato restare a casa per 7 giorni.
La decisione della Corte costituzionale ha cambiato lo scenario. La nuova legge sulla cittadinanza sarà ora esaminata dalle corti di giustizia dell'Unione europea.
Se invece dovessero tornare al lavoro, con le stesse modalità prudenti e sempre per una settimana, bisognerà garantire l’obbligo delle mascherine e il mantenimento del distanziamento sociale.







































