Il Tribunale di Caltanissetta, in Sicilia, ha respinto il requisito della "cittadinanza esclusivamente italiana" in una causa intentata tra l'entrata in vigore del Decreto Legge 36/2025, noto come Decreto Tajani, e la sua conversione in Legge 74/2025.
La sentenza, emessa il 10 giugno 2026 e ora definitiva, ha riconosciuto la cittadinanza italiana a una donna britannica che aveva presentato ricorso il 2 maggio 2025.
All'epoca, il Decreto Tajani aveva già modificato le norme sulla cittadinanza per discendenza, ma consentiva comunque il riconoscimento quando uno dei genitori o dei nonni italiani era nato in Italia. Questo era il caso del ricorrente, il cui nonno era nato in territorio italiano.
Il problema si è presentato settimane dopo.
La Corte Suprema ha ribadito: la cittadinanza nasce con la persona.
- Si è aperto un nuovo fronte legale
- È ancora possibile presentare le istanze.
- Valutazione individuale prima di qualsiasi decisione.
Il 24 maggio 2025 è entrata in vigore la Legge 74, che ha convertito il decreto con le relative modifiche. Il Parlamento ha sostituito il criterio della nascita in Italia con il requisito che il padre o il nonno fosse, o fosse stato al momento del decesso, un parente. esclusivamente cittadini italiani.
Tale modifica avrebbe un impatto diretto sul caso, poiché anche il nonno del ricorrente possedeva la cittadinanza britannica.
La nuova norma si applica solo dopo la conversione, afferma la corte.
Il giudice Marcello Testaquatra ha compreso che il caso doveva essere analizzato secondo il testo normativo vigente al momento della presentazione dell'azione.
"È a questo testo normativo, dunque, che occorre fare riferimento per la decisione in questo caso", ha affermato nella sentenza.
La Corte ha citato la giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui le modifiche apportate durante la conversione di un decreto legge, quando "sostitutive in tutto o in parte", producono effetto a partire dall'entrata in vigore della legge di conversione, e non dall'emanazione del decreto.
Pertanto, il requisito della cittadinanza esclusivamente italiana, introdotto successivamente dalla Legge 74, non è stato applicato alla causa intentata il 2 maggio.
Il giudice ha ritenuto che la condizione prevista dal Decreto-Legge 36/2025 fosse stata soddisfatta e ha riconosciuto la cittadinanza del ricorrente.
«La condizione […] nella sua formulazione vigente tra il 28 marzo 2025 e il 23 maggio 2025, deve considerarsi pienamente soddisfatta, con conseguente diritto del richiedente al riconoscimento della cittadinanza italiana», si legge nella decisione.
Mellone aveva già sollevato la questione.
Pochi giorni dopo l'approvazione della Legge 74, l'avvocato Marco Mellone, difensore nel caso Caltanissetta, ha pubblicato su Il Sole 24 Ore un'analisi degli effetti delle modifiche sulle richieste presentate proprio durante quel periodo.
"Le nuove e diverse condizioni imposte dalla legge sulla conversione erano imprevedibili e sconosciute e, pertanto, inapplicabili al momento della presentazione della domanda", ha scritto.
La tesi avanzata dall'avvocato va oltre la soluzione adottata nel caso Caltanissetta. Mellone ha sostenuto che potrebbero esserci persino i presupposti per applicare la legislazione preesistente al Decreto Tajani alle richieste presentate prima del 24 maggio.
In questo caso specifico, il tribunale ha seguito un approccio più restrittivo: ha applicato il Decreto Legge 36/2025 esattamente come era in vigore alla data di presentazione della domanda.
Secondo Mellone, questa è la prima decisione di cui è a conoscenza a stabilire questo limite di tempo dopo la riforma.
La decisione della Corte costituzionale ha cambiato lo scenario. La nuova legge sulla cittadinanza sarà ora esaminata dalle corti di giustizia dell'Unione europea.
La sentenza non vincola altri tribunali né garantisce automaticamente il riconoscimento della cittadinanza in casi analoghi. Tuttavia, il precedente acquista rilevanza per coloro che hanno presentato ricorsi giudiziari o amministrativi nel breve lasso di tempo intercorso tra il Decreto Tajani e l'entrata in vigore della Legge 74, soprattutto quando soddisfacevano una condizione prevista dal decreto che è stata successivamente eliminata o sostituita dal Parlamento.
"Stiamo parlando di 'vite reali' e non di situazioni 'virtuali'", ha affermato Mellone.







































