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Cittadinanza

14 sindaci della Carolina del Sud protestano contro il decreto italiano che rende difficile la cittadinanza

I sindaci del sud della Carolina del Sud firmano una lettera ufficiale contro il decreto italiano che rende difficile il riconoscimento della cittadinanza. Il documento è stato inviato in Italia.

Documento firmato dai sindaci della Carolina del Sud meridionale che chiede l'annullamento del decreto
Documento firmato dai sindaci della Carolina del Sud meridionale che chiede l'annullamento del decreto

Quattordici sindaci di Santa Catarina hanno firmato una lettera di rifiuto del decreto legge n. 36/2025, approvato in Italia il 28 marzo. Il documento, inviato al governo italiano, esprime opposizione alla nuova norma che impone criteri più severi per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza.

La manifestazione riunisce i responsabili di Amrec (Associazione dei Comuni della Regione Carbonifera) e Amurel (Associazione dei Comuni di Laguna), zone con una forte presenza italo-brasiliana.

Regole più severe e reazione locale

Il decreto italiano stabilisce limitazioni territoriali e cronologiche che, secondo i sindaci, minacciano il diritto di migliaia di discendenti di immigrati alla doppia cittadinanza.

Nella lettera i sindaci chiedono l'annullamento del decreto prima che venga convertito in legge. Chiesero inoltre che la questione fosse discussa con la partecipazione delle rappresentanze degli italiani all'estero, come il COMITES e il CGIE, cosa che non fu fatta, contrariamente alla legge.

Comunità storica

L'immigrazione italiana a sud di Santa Catarina iniziò nel 1877, con l'arrivo di circa 100 famiglie. Città come Nova Veneza, Urussanga e Grão-Pará mantengono vive le tradizioni culturali, religiose ed economiche ereditate dall'Italia.

Per i sindaci, la nuova legge compromette non solo l'identità culturale della regione, ma anche i suoi rapporti sociali e commerciali con il paese europeo.

Conseguenze economiche e sociali

Gli amministratori sottolineano che la doppia cittadinanza facilita l'accesso agli studi, al lavoro e alle partnership internazionali. Limitare questo diritto potrebbe avere un impatto diretto sulle famiglie e sulle aziende che hanno legami con l'Italia.

"Abbiamo contribuito a costruire questa storia, anche a distanza, con orgoglio, lealtà e amore. Confidiamo che le autorità italiane sapranno preservare questa unione e rispetto", si legge nel documento.

Sindaci che hanno firmato la petizione

La petizione è stata organizzata dalla Prima Colonia di Immigrati Italiani, ad Azambuja. I firmatari sono:

  • Agnaldo Filippi (Pietre Grandi)
  • Ademir Magagnin (Cocal do Sul)
  • Angela Ghislandi (Nuova Venezia)
  • Cesare Antonio Cesa (Araranguá)
  • Eduardo Sartor Guollo (La collina di fumo)
  • Estener Soratto da Silva Junior (Squalo)
  • Fernando Cruzetta (Orléans)
  • Franqui Salvaro (Sideropolis)
  • Helio Alberton Junior (Gran-Pará)
  • Luciano Miotelli (Treviso)
  • Nenem Bardini (Tredici maggio)
  • Stele Talamini (Urussanga)
  • Vaguinho Espindola (Criciúma)

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