Camillo De Pellegrin, sindaco di Val di Zoldo, comune veneto, è noto per dedicare tempo prezioso della sua amministrazione all'attivismo contro i discendenti di italiani all'estero. Ora ha lanciato un avvertimento insolito: Sentenza della Corte Suprema n. 13818/2026La decisione, pubblicata il 12 maggio, potrebbe generare una nuova ondata di cause legali, anche contro comuni come il vostro.
Lo stesso sindaco che aveva mobilitato l'amministrazione comunale per combattere il riconoscimento dello ius sanguinis ora prevede che la decisione della Corte Suprema potrebbe "intasare il sistema" con nuove cause legali.
L'allerta e i suoi limiti
In una dichiarazione sul suo profilo Facebook sabato scorso (16), De Pellegrin riconosce il peso della decisione. La Corte Suprema ha affermato che ius sanguinis Si tratta di un "diritto soggettivo, originario e imprescrittibile" che equipara il blocco consolare al rifiuto formale, aprendo una via giudiziaria diretta per i discendenti che non riescono a fissare un appuntamento.
Il sindaco, tuttavia, ci tiene a definire la portata del caso. Sottolinea che la sentenza in esame è anteriore al cosiddetto "decreto Tajani", ovvero la legge 74/2025, che ha introdotto un termine per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza. Cassazione La mia decisione riguardava l'interesse procedurale in un caso del 2022, non la validità della nuova legge.
De Pellegrin avverte che pubblicità e avvocati suggeriscono "più o meno sfacciatamente" che la decisione trascenda i confini generazionali imposti da... Legge 74/2025che, a suo dire, non corrisponde alla realtà giuridica. "Informazioni che, se non presentate in modo chiaro e completo, potrebbero essere, quantomeno, fuorvianti", ha scritto. E conclude con un avvertimento ai potenziali clienti: "Il rischio è che il sistema si intasi di nuove cause che attualmente non soddisfano i requisiti per essere accolte".
Leggi le sue parole (per intero):

Attenzione!
Il 12 maggio è stata pubblicata un'ordinanza della Corte di Cassazione riguardante l'interesse ad agire in una causa relativa al riconoscimento della cittadinanza per discendenza (jure sanguinis). Si tratta di un ricorso avverso una sentenza del 2024 della Corte d'Appello di Genova. Il procedimento giudiziario per il riconoscimento della cittadinanza è stato avviato nel 2022.
L'Atto di Cassazione, in un passaggio, si riferisce al caso dello iure sanguinis come a un "diritto soggettivo... originale e imprescrittibile", come già riaffermato in precedenti pronunce.
È opportuno ricordare che la Cassazione si occupava di un caso precedente al decreto Tajani, riguardante l'interesse a perseguire il riconoscimento della cittadinanza.
Tanto bastò a scatenare una nuova ondata di informazioni. In pochi giorni si moltiplicarono gli annunci pubblicitari che, in modo più o meno esplicito, alludevano al superamento dei limiti generazionali imposti dalla legge 74/2025. Informazioni che, se non presentate in modo chiaro e completo, potevano essere, quantomeno, fuorvianti.
Il rischio è che il sistema si intasi di nuove cause che, finora, non soddisfano i requisiti necessari per essere accolte. È importante che i potenziali clienti ricevano i dovuti chiarimenti.







































Dani è frustrante
18 maggio 2026 alle 12:10
Un ritorno alla cittadinanza si libera nella ricchezza. La porta della consolazione è bloccata per tutto ciò che posso fare. Non cuce sonno uguale per ogni persona.