La situazione è preoccupante, afferma il presidente dell'Instituto Superior de Saúde
L’epidemia peggiora in Italia. Questo venerdì (30), il Paese ha registrato un nuovo balzo nella curva dei contagi da coronavirus. Nelle ultime 31.084 ore si contano 199 nuovi casi e 24 decessi. Sono stati effettuati 215.085 test.
In due mesi i casi di infezione da SARS-CoV-2 sono più che quadruplicati in Italia: la prevalenza nel periodo dal 28 settembre al 27 ottobre, infatti, è pari a 504,17 ogni 100mila abitanti, contro una prevalenza di 111,50 ogni 100mila nel periodo dal 29 agosto al 27 settembre.
Questo è ciò che ha portato avanti lo studio Scuola Superiore di Economia e Gestione dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica.
Fase critica
Preoccupa il monitoraggio settimanale da parte della cabina di regia dell’Instituto Superior de Saúde. L’Italia è in uno scenario di tipo 3, ma in evoluzione verso 4.
L'indice Rt, che calcola la capacità di replicazione del virus “in Italia è 1,7, ancora in crescita”, spiega Silvio Brusaferro, presidente di Istituto Superiore di Sanità. “Tutte le regioni sono al di sopra del valore RT 1 e molte sono anche significativamente al di sopra, e questo è un elemento importante”.

Gli indici da 1 in su indicano trasmissione incontrollata del virus.
Secondo gli esperti dell'Instituto Superior de Saúde “devono esserlo 11 regioni e province autonome considerati ad alto rischio di trasmissione incontrollata e 8 sono classificati a rischio moderato con un'alta probabilità di evolvere ad alto rischio nel prossimo mese”.
Il gruppo più in difficoltà comprende Abruzzo, Basilicata, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d'Aosta e Veneto.
A rischio moderato sono Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Molise, Umbria e nelle province di Bolzano e Trento.







































