il vice Luis Roberto Lorenzato Ha chiesto formalmente spiegazioni alle autorità giudiziarie e dell'immigrazione in merito alla condotta dello Stato italiano in materia di "Grande Naturalizzazione".
Il tema assilla gli italo-brasiliani che cercano riconoscimento della cittadinanza italiana tramite il Tribunale di Roma.
L'azione contro le code è un modo giusto per evitare le code ai consolati italiani, che possono durare fino a 15 anni.
Nella sua missione di appellare le condanne infruttuose, ed evitare così malversazioni da parte dell'erario pubblico, l'avvocato dello Stato italiano ha fatto sempre più sentire la sua voce.
L'avvocatura sostiene che gli italiani che si trovavano in Brasile nel periodo dal 15 novembre 1889 persero la nazionalità italiana e acquisirono quella brasiliana.
L'argomentazione è debole, ma provoca ritardi e, in alcuni casi, costi aggiuntivi per i cittadini che cercano la conferma della cittadinanza italiana.
"Ho interrogato il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Ministro degli Affari Esteri, il Ministro dell'Interno e il Ministro della Giustizia (tutti italiani) per capire perché tendono a ricorrere in appello contro le decisioni del Tribunale di Roma a favore di chi è nato italiano per discendenza", ha affermato il parlamentare italiano. Lorenzato, tramite nota.
Cos'è la Grande Naturalizzazione
La “Grande Naturalizzazione” fu una misura adottata in Brasile nel 1889, poco dopo la proclamazione della Repubblica.
A quel tempo, il governo provvisorio di Manuel Deodoro da Fonseca ha stabilito che ogni straniero attualmente residente nel territorio brasiliano sarà automaticamente naturalizzato cittadino, “salvo dichiarazione contraria fatta al rispettivo comune, entro sei mesi dalla pubblicazione del presente decreto”.
È stata imposta la naturalizzazione brasiliana
Pochi immigrati erano a conoscenza di questa naturalizzazione obbligatoria. In teoria, gli immigrati diventavano cittadini brasiliani.
Ma la Corte di Cassazione de Napole – la seconda istanza della giustizia italiana – superò la questione già nel 1907, comprendendo che la mancanza di una dichiarazione contraria all’accettazione della nazionalità brasiliana non solo era inefficace nel provare la rinuncia alla nazionalità di origine, ma violato anche la libertà di scelta.
“Il decreto brasiliano non offre la nazionalità agli stranieri, ma la impone. In ogni caso, secondo il Codice (civile) italiano, la richiesta di cittadinanza deve essere un atto volontario dell’individuo”, affermava Francesco Crispi, primo ministro del Regno d’Italia, il 4 ottobre 1890.
L’Italia cominciò a riconoscere la doppia cittadinanza solo nel 1912.
Frasi favorevoli agli italo-brasiliani
La prima sentenza che ribalta la tesi del procuratore della Statale italiana sulla “Grande Naturalizzazione” è del febbraio 2020.
Nell'occasione, il giudice Cecilia Pratesi, nell'a Tribunale Ordinario di Roma, ha sentenziato: “Va sottolineato che la norma in questione non è stata accolta favorevolmente dai Paesi stranieri i cui cittadini erano emigrati massicciamente in Brasile e, per quanto riguarda l'Italia, è stata considerata inapplicabile dalla giurisprudenza”.
Nella sentenza ha ricordato che “in nessun caso le leggi di un Paese estero possono” “derogare alle leggi proibitive del Regno (d'Italia) e che riguardano persone, beni e azioni”.
Nonostante le numerose frasi contrarie alla tesi di “Grande naturalizzazione“, l’avvocato dello Stato italiano, per pura caparbietà, continua a difendere la sua tesi.






































