In cinque ore il Sud Italia ha registrato 39 scosse, quasi tutte di bassa intensità, secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Geofisica.
Dopo la prima scossa registrata alle 14:47, misurando 5,6 gradi della scala Richter, a una profondità di cinque chilometri, il servizio di geofisica ne ha registrati altri due molto importanti, 4,1 e 4,0 gradi.
Poche ore dopo, Giuseppe Mastronuzzi, direttore del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Bari ha dichiarato: “abbiamo parlato con il Centro Allerta Tsunami dell'Istituto Nazionale di Geofisica e non ci sarebbe questo rischio”.
La serie di terremoti è iniziata poco prima delle tre del pomeriggio di sabato 27 marzo, nelle acque dell'Adriatico centrale, molto vicino alla Puglia e ad una ventina di chilometri dalle Isole Tremiti.
“Si tratta di un terremoto compressivo: in pratica le catene montuose delle Alpi Dinariche, spingendosi, convergono verso l'Adriatico e la catena appenninica”, ha detto Mastronuzzi. Ma la storia insegna che qualcosa è già successo. «In generale l'Adriatico è a rischio tsunami: nel senso che non si può escludere nulla. L’ultimo tsunami nell’Adriatico, ad esempio, si è verificato nel 1970, con la città croata di Vela Luca completamente allagata”, ha detto in un’intervista al Corriere della Sera.
Microzonazione
Ben più importante è quella del 1627, quando uno tsunami legato ad un terremoto distrusse completamente Lesina, nel foggiano. “Ma quella di Otranto, nel 1743, con onde alte dodici metri, finì per distruggere la città di Nardò, sempre nel leccese”.
Il territorio pugliese più a rischio e da tenere sotto controllo è quello dell'Appennino Dauno, nel foggiano.
“Proprio per questo abbiamo iniziato uno studio di Microzonazione lungo l’Appennino”, spiega Mastronuzzi, che aggiunge: “In pratica, in questo progetto portato avanti dalla Regione, dal CNR e dal nostro Dipartimento, studiamo l’effetto del sisma su un territorio scala microsismica, che ci fornisce ci permette di entrare più nel dettaglio: nei prossimi mesi avremo una mappatura della micronizzazione sismica dell'Appennino pugliese.







































