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La famiglia dovrà pagare un debito di un milione di dollari per i costi della prigione del mafioso

Salvatore 'Totò' Riina quando era in carcere. Foto: riproduzione/adnkronos

I familiari dell'ex boss mafioso siciliano Totò Riina dovranno pagare 8,5 milioni di real per il periodo in cui è stato incarcerato prima della sua morte nel 2017

Lo Stato italiano ha notificato alla famiglia dell'ex boss mafioso siciliano Salvatore “Totò” Riina, morto il 17 novembre 2017 all'età di 87 anni, un debito di 2 milioni di euro (circa 8,5 milioni di R$) relativo al periodo trascorso dal criminale in prigione.

Riina è stato detenuto in isolamento per 24 anni, dal 1993 fino alla morte, e ora il Ministero della Giustizia chiede il rimborso delle spese sostenute per tenere in carcere il mafioso.

La denuncia è stata inviata alla famiglia dell'ex boss, che vive a Corleone, dal Comune competente per la riscossione dei tributi in Sicilia.

L'avvocato degli eredi di Riina, Luca Cianferoni, però, promette di ricorrere in appello. "È uno scherzo, perché la legge esclude espressamente che il rimborso delle spese di mantenimento del carcere venga esteso agli eredi del condannato", ha detto.

Riina stava scontando 26 ergastoli e in età avanzata ha dovuto affrontare problemi neurologici e renali, ma è rimasto detenuto in isolamento nonostante le richieste di grazia giudiziaria dei suoi avvocati.

Boss del clan Corleone

Il boss comandò il famoso clan Corleone tra il 1982 e il 1993, quando fu arrestato, ed è considerato il più sanguinario dei mafiosi italiani, avendo creato un periodo di terrore in Sicilia. Per pubblici ministeri e politici Riina fu il leader indiscusso di Cosa Nostra fino alla morte.

Stava scontando l'ergastolo per decine di omicidi e attentati, come quelli che uccisero i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992.

Fu sua la scelta di lanciare un'offensiva armata contro lo Stato all'inizio degli anni '1990, un periodo segnato da ricorrenti esplosioni di mafia nelle principali città italiane.

Riina non ha mai mostrato segni di pentimento e, solo quattro anni fa, anche in carcere, si vantò dell'omicidio Falcone e minacciò di uccidere altri magistrati.

Dopo il suo arresto, la guida di Cosa Nostra fuori dalle sbarre passò a Bernardo Provenzano (1933-2016), che avviò la “pacificazione” tra le fazioni mafiose.

da Agenzia Ansa

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