Entro aprile l’Italia dovrà decidere se abolire o meno l’ora legale
Due cose sono certe per ora. Il primo è che nel giro di pochi giorni, nella notte di mezzo 24 e 25 per ottobre, restituisce il orario invernale (Gli italiani dormono un'ora in più).
La seconda è che bisognerà aspettare aprile per sapere se nel 2021 in Italia ci sarà questo rito temporale (il cambio d'ora), che esiste da 54 anni.
Si stima che ci sarà un caos di fusi orari in Europa.
Italia e ora legale
Tra luglio e agosto 2018, dopo la consultazione pubblica (84% dei voti favorevoli), l' Parlamento europeo ha approvato la rimozione dell'obbligo per i Paesi membri di cambiare da un'ora all'altra due volte l'anno.
Ogni Paese sarà quindi libero di decidere entro aprile 2021 se adottare per sempre l’ora legale, l’ora solare (detta anche ora invernale) oppure continuare ad alternarla, come avviene adesso. La discussione nasce dalla contrapposizione tra “nordisti e meridionali”.
La possibilità di avere più luce con l’ora legale avvantaggia i Paesi del Sud Europa, ma non quelli del Nord, che, con Finlandia e Polonia in testa, spingono per la fine dell’ora legale, mentre quelli del Sud si muovono in senso opposto. direzione. La Francia, ad esempio, con un voto popolare ha deciso di mantenerla per tutto l'anno.
L’Italia, invece, tende verso il status quo: sei mesi legali e sei mesi solari.
Nella scelta italiana gioca un ruolo importante il fattore economico: l’ora legale permette agli italiani di accendere le luci un’ora dopo. Secondo il Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente), tale sistema porta ad a Risparmio dello 0,2%. dei consumi totali, un numero basso, ma secondo gli esperti, significativo nelle politiche di risparmio energetico.
Secondo i dati di Terna (Società italiana che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica), tra il 2004 e il 2017 l’estate ha permesso agli italiani di risparmiare 1 miliardo e 435 milioni di euro.
La controversia
La divisione politica in Europa scuote il sonno dei difensori del libero mercato senza restrizioni. Un cambio di approccio da parte dei Paesi europei potrebbe comportare disagi per chi viaggia da un Paese all’altro, anche per lavoro, costretto a spostare l’ago più volte.
A ciò si potrebbero aggiungere i maggiori costi del commercio transfrontaliero, un potenziale calo della produttività e problemi nei trasporti e nelle comunicazioni.
Nei confronti del Brasile la differenza oraria è scesa dalle attuali 5 ore a 4 ore. Buono per coloro che hanno famiglia o imprese in entrambi i paesi.
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