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Referendum 2020: ragioni del SI e del NO al taglio parlamentare in Italia

Perché votare sì o no al referendum italiano 2020

A meno di 30 giorni dalla consultazione popolare, Italianism riassume ille ragioni del SI e del NO

Pro o contro? A meno di 30 giorni dal voto, elettori e partiti italiani sono divisi sulla questione Referendum costituzionale 2020, che prevede il taglio dei parlamentari.

Molti, anche in Brasile, si chiedono perché (e per cosa) votare il 20 e 21 settembre.

Cittadini italiani residenti in Brasile, iscritti nelle liste elettorali, puoi votare. Voto non obbligatorio.

Il referendum, che avrebbe dovuto svolgersi il 29 marzo, è stato rinviato all’ultimo fine settimana d’estate a causa dell’emergenza coronavirus.

Nelle stesse due date si terranno 7 regioni d'Italia (Campanha, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto). le sue elezioni regionali scegliere sindaci e consiglieri e seggi al Senato (Veneto e Sardegna).

Perché votare al referendum 2020: le motivazioni

La riforma costituzionale del articoli 56, 57 e 59, approvato nel 2019 dal Parlamento italiano e ora in consultazione popolare tramite referendum, prevede il riduzione del numero dei parlamentari dal totale attuale di 945 a 600 in totale.

Il taglio, se approvato con voto sì, ridurrà il numero dei deputati: da 630 a 400 e quelli di senatori da 315 a 200.

Il numero di parlamentari eletti dagli italiani all’estero cadranno anche: gli attuali 12 deputati della circoscrizione estera saliranno a 8, i senatori da 6 a 4.

Pro: le ragioni del “sì” al referendum sul taglio dei parlamentari

Il taglio dei parlamentari è una riforma simbolica dell' Movimento 5 Stelle, che – a differenza di altri partiti – è chiaramente a favore del referendum costituzionale del settembre 2020.

Tra i motivi del “sì” c’è il riduzione dei costi della macchina politica e del Parlamento, una maggiore efficienza delle due Camere e un allineamento dei numeri del Parlamento italiano con quelli degli altri Paesi europei.

Perché votare sì?

Secondo i comitati pro-referendum il taglio dei parlamentari porterà a a risparmio di 100 milioni di euro all’anno, per un totale di mezzo miliardo per mandato, tenendo conto di sussidi e rimborsi. 

Secondo i sostenitori della riforma lo sono i quasi mille parlamentari alla Camera e al Senato un peso per l’Italia. Coloro che sono favorevoli al referendum sottolineano anche che il taglio si farà più efficiente l’attività dei due poteri parlamentari.

Contro: perché votare no al referendum di settembre 2020, le ragioni del “no”

I comitati “no” al referendum 2020 evidenziano il necessità di una più ampia riforma costituzionale, compreso il taglio dei parlamentari.

Tuttavia, la semplice riduzione numerica – senza essere accompagnata da altre correzioni – ne compromette la rappresentatività e non porterà benefici all’efficienza di Camera e Senato, prevedendo solo un cambiamento quantitativo.

Perché votare no al taglio dei parlamentari? 

Tra le ragioni del “no” a questo referendum, la principale è la diminuzione della rappresentanza, con scuole sempre più grandi ed estese.

Se vincesse il “sì” al referendum – dicono gli oppositori – ciò influenzerebbe il rapporto tra numero di parlamentari e popolazione italiana. 

In questo modo un solo parlamentare rappresenterebbe una quota maggiore della popolazione e della popolazione le minoranze sarebbero meno rappresentate

Al Senato alcune regioni più piccole sarebbero penalizzate dal numero dei deputati. 

Infine c’è il capitolo “quanto costa il Parlamento”. Per chi voterà “no”, il risparmio derivante dal taglio dei parlamentari sarà molto inferiore ai 100 milioni di euro stimati dalle commissioni avversarie.

I partiti del “sì” e del “no” al referendum

Le ragioni del “sì” e del “no” al referendum di settembre non dividono solo gli elettori, ma scuotono partiti e parlamentari.

O Movimento 5 Stelle (il partito “pigliatutto”), promotore della riforma, è in una posizione molto solida e si posiziona favore di “sì". 

 O +Europa (partito di centro) è chiaramente allineato al “no”.

A sinistra, il partito Democratico è diviso sul tema referendum 2020: la linea ufficiale del Pd è riformista, ma all’interno della formazione politica ci sono molte voci dissonanti. 

Situazione simile nel Liberi e Uguali (Leu) . Fuori dal Parlamento, il Movimento delle sardine, a cura di l'altra parte, era da lato del no alla riforma.

Il centrodestra Forza italia, di Silvio Berlusconi, è diviso sulla questione: il capogruppo alla Camera si è allineato azzurri sì, ma gli altri nomi del partito non sono d'accordo. 

Parte della destra Lega, di Matteo Salvini, deve dire sì al referendum, anche invocando a nuova legge elettorale.

Infine, il nazionalista Fratelli dall'Italia, di Giorgia Meloni, voterà anche a favore della riduzione del parlamento.

Come votano i rappresentanti eletti in Brasile

VOTATE NO – Rappresentante di Lega nel Sud America, Luis Roberto Lorenzato vota contro la riforma perché ritiene che sia una trappola per destabilizzare la repubblica.

Per lui il taglio al Parlamento rappresenta “un gesto populista per dare la falsa impressione di risparmio alle casse pubbliche”.

Come il suo partito, crede che l’Italia abbia bisogno di una riforma politica amministrativa, con l’elezione diretta del presidente della Repubblica, e la fine dei senatori a vita, per esempio.

VOTATE NO – Membro di PDFausto Longo, ritiene che la riduzione dei rappresentanti lascerebbe molti segmenti e regioni fuori dal parlamento, anche in Sud America.

«Non sono d'accordo con la riduzione, già minuscola, dei rappresentanti delle comunità italiane che vivono fuori Italia e che complessivamente contano più di 80 milioni di discendenti italiani e quasi 6 milioni di elettori”, ha affermato il parlamentare.

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