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Cittadinanza

Roma e San Paolo proseguono le proteste contro il decreto sulla cittadinanza italiana

Manifestazioni a San Paolo e Roma contro il decreto 36, che limita il diritto alla cittadinanza italiana per discendenza.

I discendenti degli italiani protestano contro le nuove restrizioni alla cittadinanza italiana | Foto: Ricardo Stuckert/PR
I discendenti degli italiani protestano contro le nuove restrizioni alla cittadinanza italiana | Foto: Ricardo Stuckert/PR

Questo sabato 26 aprile e il prossimo sabato 3 maggio, i discendenti degli italiani organizzeranno proteste rispettivamente a San Paolo e a Roma contro... Decreto Legge 36/2025. La legge, attualmente all'esame del Parlamento italiano, limita la cittadinanza per discendenza alla seconda generazione nata all'estero.

A San Paolo la manifestazione avrà luogo alle ore 10, Piazza del Comune di Milano, nel quartiere Jardim Lusitania. Il luogo è stato scelto per il suo valore simbolico. Si stima che in Brasile vivano circa 30 milioni di persone di origine italiana e che la capitale San Paolo sia considerata la più grande "città italiana" al di fuori dell'Italia.

Tra gli organizzatori anche Walter Fanganiello Maierovitch, giurista e presidente dell’Istituto Giovanni Falcone. Secondo lui, «limitando la cittadinanza alla seconda generazione nata all’estero, il decreto interviene su un diritto storicamente riconosciuto».

Il testo, presentato con procedura d'urgenza, elimina la trasmissione illimitata della cittadinanza italiana. iure sanguinis — per diritto di sangue. Secondo la proposta, il diritto cessa di essere automatico per i discendenti che non hanno ancora presentato il ricorso.

La manifestazione a Roma sarà il 3 maggio

Continua la mobilitazione in Italia. Il 3 maggio, il Piazza del CampidoglioSi terrà un incontro a Roma per incontrare i manifestanti. L'obiettivo è denunciare le conseguenze della misura, soprattutto per i giovani di origine italiana che non hanno ancora potuto avviare il processo di ottenimento della cittadinanza.

Antonella Nediani, avvocato italo-argentino residente a Faenza, è una delle leader della protesta. Mette in guardia dal rischio di escludere centinaia di migliaia di persone con legami storici con l'Italia. "È un diritto di nascita, non un privilegio", afferma.

Tra i punti più criticati ci sono la perdita automatica del diritto per chi non ha ancora presentato domanda, il requisito che il genitore abbia risieduto in Italia per due anni prima della nascita del figlio e l'aumento del costo della domanda a 700 euro.

Nediani sostiene che il decreto presenta “gravi difetti di incostituzionalità”. Per lei negare il riconoscimento equivale a cancellare una parte della storia migratoria del Paese. "Il diritto alla cittadinanza fa parte dell'identità italiana. Non può essere negato o indebolito", sostiene.

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