il governo di Venezuela ha stabilito che l’Italia potrà mantenere solo tre diplomatici nelle sue ambasciate nel Paese. La decisione è stata annunciata il 14 gennaio dal cancelliere Yván Gil, in risposta a quella che ha definito la “condotta ostile” di Francia, Paesi Bassi e Italia in seguito alla rielezione del dittatore Nicolás Maduro, ampiamente contestata dalla comunità internazionale.
Gil ha affermato che questi paesi hanno sostenuto “gruppi estremisti” e hanno interferito negli affari interni del Venezuela. Oltre a ridurre il numero dei diplomatici, il governo ha imposto restrizioni agli spostamenti, limitando la circolazione dei rappresentanti stranieri in un raggio di 40 chilometri da piazza Bolívar, nel centro di Caracas. Qualsiasi spostamento al di fuori di tale area richiederà la preventiva autorizzazione della Cancelleria.
Contesto e reazioni
La misura arriva dopo l'insediamento di Maduro, il 10 gennaio, per un terzo mandato di sei anni, che lo porterà a 18 anni al potere. Le elezioni del 28 luglio, che lo hanno riportato al potere, sono state denunciate come fraudolente dall'opposizione e da diversi paesi, compresi i membri dell'Unione Europea.
Il Primo Ministro italiano, Giorgia Melonic, ha riconosciuto l'esiliato Edmundo González Urrutia come eletto presidente del Venezuela, una posizione che segue la linea di altri leader europei e rafforza l'isolamento internazionale di Maduro.
Oltre all’Italia, anche Francia e Paesi Bassi hanno subito le stesse restrizioni. I rappresentanti del governo olandese hanno classificato la misura come una “escalation” che ostacola qualsiasi tentativo di dialogo con il regime di Maduro.










































