Il governo italiano è riuscito a irritare i discendenti e i sindaci italiani in un colpo solo centralizzando le procedure di cittadinanza a Roma. L'approvazione definitiva del disegno di legge, avvenuta mercoledì (14), ha ufficializzato l' creazione di un “imbuto” amministrativo che promette di alleggerire il carico di lavoro dei consolati, ma che, in pratica, è stato accolto come una "doccia fredda" da coloro che sono in prima linea nel servizio.
La nuova struttura, collegata al Ministero degli Affari Esteri, si occuperà dell’analisi delle domande presentate all’estero a partire dal 2029.L'obiettivo dichiarato è quello di standardizzare i criteri e limitare il numero di processi annuali.
Frustrazione nei comuni
Ciò che i sindaci speravano potesse rappresentare un sollievo per i piccoli comuni italiani si è rivelato una delusione. Anche con il trasferimento delle analisi a Roma, i comuni continueranno a dover trascrivere gli atti di stato civile e registrare le nascite.
In un'intervista al quotidiano Il Mattino, da Padova, questo sabato (17), il direttore dell'Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci), Carlo RapicavoliHa affermato che "per i sindaci non cambia nulla".
"Le nuove norme non modificano i poteri dei comuni e dell'autorità giudiziaria in materia di riconoscimento della cittadinanza. La nuova legge, infatti, riduce solo le responsabilità dei consolati, che continueranno a certificare lo status di cittadinanza dei residenti già riconosciuti e a convalidare la cittadinanza dei figli minori di cittadini riconosciuti", ha affermato.
La notizia della riforma procedurale aveva inizialmente generato speranza tra i sindaci, convinti che la centralizzazione avrebbe avuto effetti positivi anche sugli enti locali.
Tra i dirigenti impegnati in prima linea nella guida di questi processi non sono mancate espressioni di delusione, come quella del sindaco della Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin.
"C'è stato un segnale di interesse da parte del governo, ma solo in relazione ai consolati. Continuiamo a occuparci di ricorsi, notifiche formali e decreti. Come autorità locali, in questo momento, siamo in attesa dell'esito del ricorso alla Corte Costituzionale, che dovrebbe essere deciso a marzo", ha dichiarato.
Se la Corte Costituzionale dichiara l'incostituzionalità della legge TajaniCome previsto dietro le quinte, verranno ripristinate le regole precedenti.
Impatto sui discendenti
Per le persone di origine italiana, il cambiamento rappresenta un inasprimento dell'iter amministrativo. Con un limite annuale alle domande, la presentazione obbligatoria di documenti cartacei e un possibile aumento del rigore delle analisi, il timore è che il riconoscimento della cittadinanza diventi ancora più inaccessibile per coloro che non possono ricorrere ai tribunali.
È probabile che l'azione legale rimanga la via principale per molti richiedenti, poiché l'ostacolo all'accesso consolare rimane invariato, ora concentrato in un'unica sede.






































