Decine di boss mafiosi sono in strada per motivi di salute
La pandemia del nuovo coronavirus porta solo buone notizie per le mafie in Italia. Ha seminato innanzitutto il terreno ideale per la sua crescita nei quartieri disagiati di Napoli, Palermo e Reggio Calabria. E ora ha permesso il rilascio di 376 boss a causa della loro età avanzata e di malattie preesistenti che ne mettevano a rischio la vita. Tutti sono già agli arresti domiciliari.
Ma a questo elenco di nomi, pubblicato da La Repubblica Questa settimana potrebbero aggiungersi anche altri 6mila detenuti con meno di 18 mesi di pena da scontare e tanti altri boss che hanno già richiesto il beneficio.
Il movimento ha portato alle dimissioni del capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (DAP) e ha scatenato una tempesta politica che rischia di rovesciare il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
Le strade d'Italia hanno visto sfilare in una settimana un'intera galleria di star della criminalità organizzata.
Pasquale Zagaria, fratello di supercapo da Camorra, Michelle Zagaria, appartenente al clan dei Casalesi, è ora libera. È stato condannato al regime di isolamento ex articolo 41-bis, il più duro in Italia, per essere stato tesoriere di uno dei gruppi criminali più grandi della storia del Paese (responsabile della persecuzione del giornalista Roberto Saviano, autore di Gomorra).
Francesco Bonura, luogotenente del capo dell' Cosa Nostra Bernardo Provenzano, tornato al Palermo. Anche Franco Catalado, condannato all'ergastolo per aver commesso, per ordine di capo Totò Riina, sciolto nell'acido il figlio 13enne di un pentito. Vincenzo Iannazzo, dai vertici della 'Ndrangheta, la potente mafia calabrese, trascorre i suoi ultimi giorni con la famiglia nel cuore di Lamezia. Ci sono quattro esempi.
Per alleviare la pressione sui penitenziari
Il ministro Bonafede, figura chiave del Movimento 5 Stelle (M5S) al potere e padrino di Giuseppe Conte come candidato primo ministro due anni fa, intendeva allentare la pressione sugli istituti penitenziari, dove negli ultimi mesi si sono verificati diversi disordini con decine di evasioni e la morte di 13 detenuti. Ma non aveva previsto l’incendio che avrebbe provocato. L'opposizione, guidata dall'ex ministro dell'Interno Matteo Salvini, è scesa in forze per chiederne la testa. Ma non sono gli unici a preoccuparsi.
Le informazioni sulla scomodità dei provvedimenti provengono dai massimi livelli della Procura antimafia, a cominciare dal suo principale responsabile, Federico Cafiero De Raho, e si sentono in personaggi come Roberto Saviano, che ha ricordato che la salute e la dignità di ogni detenuto deve essere rispettato. I critici del provvedimento sostengono che le garanzie sono per tutti, e su questo si fonda un sistema carcerario democratico.
Ma in nessun caso dovrebbero essere adottati gli arresti domiciliari, soprattutto per il gruppo mafioso. Saviano, come tante altre voci, ha chiesto di scontare la pena in centri sanitari di massima sicurezza e non nelle proprie case.
Il ministro della Giustizia è stato costretto a rettificare e ad annunciare un decreto legge che consentirà ai giudici di rivedere le condizioni che hanno consentito i rilasci.
Il testo del decreto cerca di evitare polemiche e si basa sul “nuovo quadro sanitario” per tornare indietro. La crisi sanitaria, dice il ministro, si è attenuata nelle ultime settimane.
“I mafiosi sono come il dentifricio, una volta usciti dal tubetto è difficile riprenderli”, dice il giudice.
Con informazioni Repubblica






































