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Arte e cultura

Un fotografo e la “fragilità dell'esistenza umana” in un'Italia in rovina

Thomas Jorion ha viaggiato per l'Italia alla ricerca di monumenti architettonici abbandonati. Foto: divulgazione

A Parigi, una galleria ospita una mostra che permette agli spettatori di intraprendere un viaggio attraverso l'architettura italiana in rovina

In un Paese ricco di storia, non tutto sopravvive al passare del tempo. Thomas Jorion, fotografo autodidatta di 43 anni, ha viaggiato per l'Italia alla ricerca di monumenti architettonici abbandonati. Si tratta di case, palazzi e giardini del XVIII e XIX secolo dimenticati dal tempo, ma ricordati dal francese nella sua ultima mostra.

intitolato Visualizzazione – che in italiano significa “veduta” – la mostra si ispira ai dipinti del Rinascimento italiano, in particolare alla rappresentazione della prospettiva di scene urbane. "Ho visto un parallelo con il mio lavoro basato su queste scene italiane che ho fotografato con una macchina fotografica di grande formato", dice l'artista in dichiarazioni al quotidiano Público.

Tommaso Jorion

Le foto di Thomas mostrano il contrasto tra la decorazione degli interni e lo stato di rovina che presentano ora gli edifici, con la natura che prende il posto dell'uomo. Le immagini, dice, hanno una certa “qualità onirica” in quanto rappresentano la “fragilità dell’esistenza umana”: “Ci ricordano che siamo cittadini temporanei su questa Terra”.

Fortemente supportata dall'uso della luce naturale, ogni fotografia ha una propria personalità. “Penso di cercare di catturare un'atmosfera, una tensione che vedo durante le mie visite. A volte c'è una combinazione di elementi diversi: geometrie, luce, colori. Quando tutti questi elementi si uniscono, faccio una fotografia”, spiega Thomas.

Tommaso Jorion

Questa non è la prima esperienza di Thomas Jorion nel fotografare edifici in rovina. Il fotografo ammette che la genesi della mostra risale alla sua infanzia. “Quando ero bambino, con gli amici, esploravamo i dintorni in bicicletta alla ricerca di case, fogne, magazzini, ecc. E più tardi, quando avevo 19/20 anni, ho avuto la mia prima reflex [fotocamera reflex a obiettivo singolo]. Il mio secondo o terzo rullino era dedicato a un castello abbandonato che avevo trovato vicino a casa mia. Grazie a quella macchina fotografica ho ristabilito la connessione con i miei piaceri interiori e i brividi che mi danno l'atmosfera e l'odore di quello spazio appartato. Ora sto documentando questi spazi con una macchina fotografica mentre prima ero solo uno spettatore passivo”.

Tommaso Jorion

Se “all’inizio” scattava solo fotografie per “registrare i luoghi prima che scomparissero”, come ha raccontato al portale My Modern Met, col tempo qualcosa è cambiato. “Poi ho capito che c'era una bellezza, un'estetica, che emergeva con forme, colori e luci. Non cerco necessariamente l’abbandono, ma piuttosto la patina del tempo.” Come lui, altri fotografi si sono interessati a questo argomento, dando sempre più forza al movimento rovinare il porno (o fotografia di rovine), i cui protagonisti cercano di catturare rovine ed edifici abbandonati, al fine di enfatizzare il declino urbano e lo stesso decadimento umano.

Tommaso Jorion

Visualizzazione visitabile fino al 6 aprile alle Galleria Esther Woerdehoff a Parigi, che ha già ospitato i precedenti lavori del fotografo. Le circa 30 immagini esposte sono state inserite in cornici senza vetro, un “filtro” non necessario, secondo il fotografo.

Oggi Thomas viaggia per il mondo con la sua macchina fotografica analogica di grande formato alla ricerca di luoghi da fotografare. Con circa otto chili di attrezzatura sulle spalle (oltre alla macchina fotografica, porta obiettivi e accessori), il fotografo preferisce viaggiare da solo, così può concentrarsi meglio sul lavoro da svolgere, al ritmo che preferisce.

Di Diogo A. Lopes / Pubblico

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