cittadinanza italiana secondo il principio di ius sanguinis (diritto di sangue) senza limiti di tempo è contestato in diversi tribunali in Italia.
Dopo Bologna, nella regione Emilia-Romagna del nord Italia, anche i tribunali di Milano e Firenze ha inoltrato domande alla Corte Costituzionale.
Nel caso di Milano, il giudice onorario Laura Agata Crosignani, con sentenza emessa il 3 marzo 2025 (RG 26393/2023), ha deciso di sospendere il procedimento di riconoscimento della cittadinanza italiana per sette discendenti uruguaiani. (vedi frase sotto).
La Corte chiede alla Corte Costituzionale di dichiarare l'illegittimità delle disposizioni di legge che garantiscono la trasmissione della cittadinanza italiana per discendenza, senza limiti generazionali, tra cui l'articolo 4 del Codice civile del 1865, l'articolo 1 della legge n. 555/1912 e l'articolo 1 della legge n. 91/1992.
Caso precedente
Il Tribunale di Bologna aveva già inoltrato, il 25 novembre 2024, analoga richiesta alla Corte Costituzionale. Il presidente della Corte, Pasquale Liccardo, ha annunciato la decisione di sottoporre la sentenza di legittimità costituzionale alla Corte di Cassazione. ius sanguinis Italiana.
L'avvocato Marco Mellone, che rappresenta gli interessati al caso milanese, ha dichiarato — in un comunicato stampa — che partecipa anche all'azione di Bologna insieme ai colleghi Antonio Cattaneo e Antonazzo. Nel caso di Milano, Mellone lavora al fianco dell'avvocato Graciela Cerulli.
Il caso di Firenze
Nel corso di una riunione di giuristi tenutasi a Firenze venerdì (14), è stato reso noto che anche il Tribunale di Firenze ha sollevato una richiesta di incostituzionalità dello ius sanguinis.
Non è ancora stato confermato se la Corte costituzionale analizzerà congiuntamente i tre casi nell'udienza prevista per il 24 giugno 2025.
Ci si aspetta che l'udienza non venga rinviata. “In ogni caso, si spera che l’udienza non venga rinviata (e anzi mi attiverò in tal senso) poiché molti tribunali italiani (e molti interessati) sono in attesa della sentenza della Corte”, ha affermato l’avvocato Marco Mellone.

























































