Il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha dichiarato che il Paese è pronto per una riforma delle regole di concessione della cittadinanza, nel contesto del dibattito sulle restrizioni al principio di “jus sanguinis” (“legge sul sangue”) e la creazione dello “jus italiae” (“legge italiana”).
“L’Italia non solo è pronta a questo cambiamento, il nostro Paese è già cambiato e dobbiamo garantire che le regole si adattino a un contesto nuovo, profondamente diverso da quello di 30 anni fa”, ha affermato la cancelliera in un’intervista a Folha pubblicata martedì ( 8), quando inizia la visita in Brasile.
“È necessario che il concetto di cittadinanza si basi sull’appartenenza ad una comunità, con tutti i diritti e i doveri. Ciò implica valori comuni, di cui fondamentali sono i valori linguistici e culturali”, ha sottolineato.
Il progetto presentato da Força Itália (FI), il partito di Tajani, impedirebbe ai discendenti italiani i cui genitori, nonni e bisnonni sono nati fuori dal Paese europeo di ottenere la cittadinanza “jus sanguinis”. Attualmente non esiste alcun limite generazionale.
Si creerebbe, invece, lo “jus italiae”, che prevede la concessione della cittadinanza agli stranieri nati in Italia o arrivati nel Paese prima del compimento dei cinque anni, quando compiono 16 anni, ma purché abbiano risieduto suolo italiano per un decennio ininterrotto e completato il ciclo scolastico fino a questa fascia di età.
«Bisogna tenere conto che, per molti discendenti, per molti anni non vi è stato alcun rapporto con l'Italia. Questi possibili cambiamenti rispondono alla stessa esigenza: dare il giusto valore al concetto fondante di cittadinanza, garantendo che ci sia soprattutto condivisione di valori culturali”, ha spiegato Tajani. (ANSA)































































