La petizione online che contestava la Decreto legge 36La petizione, che propone modifiche al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, ha già superato la soglia delle 100 firme.
La mobilitazione è iniziata con forza: in 24 ore il documento ha raccolto 29mila firme. Tuttavia, perse terreno nelle settimane successive. Nonostante la cifra significativa, il totale è ancora considerato basso se paragonato ai circa 30 milioni di discendenti di italiani presenti solo in Brasile, afferma Laura Cambiaghi, una delle firmatarie.
"È inaccettabile che questo decreto venga approvato. Ciò che è ancora più grave è che molti membri della comunità italiana non si prendano nemmeno due minuti per firmare una petizione così importante. Anche chi ha già la cittadinanza deve capire che i propri nipoti potrebbero non averla", ha affermato.
FIRMA QUI 👉🏻 Ripudio a D.L. TAJANI 28/03/25
La petizione è rivolta al Governo italiano, al Ministero degli Affari Esteri e al partito Fratelli d'Italia, ideatore del decreto, Antonio Tajani. Gli organizzatori sostengono che il decreto minaccia il principio di ius sanguinis, base giuridica che garantisce il diritto alla cittadinanza attraverso legami di sangue.
Nel testo si afferma che la proposta rompe con una tradizione secolare. Milioni di italiani emigrarono tra il XIX e il XX secolo e i loro discendenti mantengono ancora oggi legami culturali con l'Italia.
La petizione presenta tre critiche principali:
- Ignora il ruolo storico della diaspora italiana;
- Limita il diritto alla cittadinanza per sangue;
- Indebolisce la rappresentanza culturale dei discendenti all'estero.
affermazioni
Il movimento chiede l'immediata abrogazione del decreto e il riconoscimento delle comunità all'estero come parte integrante della nazione italiana. Chiede inoltre miglioramenti nei servizi consolari, con una maggiore efficienza nelle procedure di cittadinanza.
La campagna rimane attiva e invita cittadini e sostenitori a firmare il documento. «Privare i discendenti della cittadinanza significa negare il loro ruolo nel prestigio dell’Italia», si legge nella petizione.
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